Recensione Critica: Elena Riboldi

06.08.2001 18:00

"Cose dipinte"

Nell'opera di Antonio Triacca,ambienti strutturati architettonicamente, grazie ad una serie di coordinate spaziali, sono contaminati dialetticamente da una ricca grammatica gestuale, legata al segno libero di matrice informale.

La nuova ricerca "Dove arriva  il mare", "Cielo-tracce", "Figure-tracce", è stata generata da appunti desunti dalla visione diretta delle Valli di Comacchio:

Alla trascrizione sul campo del territorio è seguita un'analisi strutturale dell forze che governano il paesaggio,divenute elementi ordinatori della composizione.

La superficie plastica, terreno di confronto tra uno spazio costruito razionalmente e una pennellata libera, gestuale e non premeditata, è trasformata dall'artista in una sorta di arena, in cui sono tracciati o allusi elementi semantici, confini, soglie, figure, atti ad evocare la complessità dello spazio immaginato. Anche lo spazio vuoto, non dipinto partecipa al racconto fungendo da pausa e generendo una sorta di soglia narrativa.

I luoghi descritti diventano pertanto "luoghi della memoria", in cui l'esigenza di narrare, si stempera nella necessità di evocare forme significative e durature...



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